Un processo importante - supino

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Un processo importante





L'antefatto - La mattina del 7 settembre 1303 Reainaldo Conti di Supino, Sciarra Colonna, Guglielmo di Nogueyret ed altri congiurati (fra i quali spiccano i nomi dei figli di Giovanni Annibaldi da Ceccano – a sua volta tenuto in prigione - , Tommaso Conti di Morolo, Pietro Conti di Genazzano e Massimo Conto di Trevi), nonchè molti uomini d’arme Italiani e Francesi, tutti nemici dei Castani, all'alba entrano in Anagni, attraverso la porta S. Maria , appositamente lasciata aperta da Adinolfo Conti -uno dei congiurati-, contro le disposizioni dello statuto civico.
Entrati, con grandi rumori, essi incominciarono a dare l’assalto al palazzo del papa Bonifacio VIII.

I cittadini di Anagni, ignorando cosa sta realmente avvenendo, dopo essersi radunati in pubblico consiglio al suono della campana del palazzo civico, scelgono quale capo il predetto Adinolfo Conti, ignorando che egli è uno dei congiurati. Questi ultimi intanto, nonostante la difesa "con sassi a balestre", giungono facilmente al palazzo papale. Papa Bonifacio chiede ed ottiene una tregua Fino alle ore 9.

Sciarra Colonna, a sua volta, chiede al Papa di rinunciare al papato e di consegnargli le spoglie di Benedetto Caeteni gia pontefice (è da rilevare the in precedenza i Colonna sono stati spogliati di ogni avere da Bonifacio a sono stati "confinati" a Tivoli).

Al rifiuto, giunta l'ora nona, ricomincia, piu veemente, l'assalto alle residenze del Papa e di Pietro Caetani.

I Colonnesi, dopo aver dato fuoco alla porta della Cattedrale, vi entrano a la saccheggiano. Nello scontro, fra gli altri, viene ferito sul sagrato Gregorio Bodod di Katapan, arcivescovo di Gran, il quale poco dopo muore.

Pietro Caetani si arrende a víene rinchiuso nel vicino palazzo di Mattia Conti.

Irrmediatamente dopo i congiurati danno fuoco alla porta del palazzo di Bonifacio. Entrano attraverso la stessa, nonchè passanco per le finestre, uccidono a feriscono parecchi familiari del Papa. Molti riescono a fuggire. Restano con Bonifacio i soli cardinali Ispano, vescovo di Sabina, e Niccolò Bocassini, vescovo di Ostia e Velletri.

Al nuovo rifiuto di Bonifacio di rinunciare al trono, Sciarra Colonna, maggiormente infuriato, con uno slancio di ferocia, va per uccidore il vecchio pontefice disarmato senonchè accorre in sua difesa il Nogueyret ed impedisce cotanto eccesso. REGINALDO da Supino, a sua volta, schiaffeggia il Papa e viene destinato alla sua custodla (il re di Francia lo ricompenserà con una pensione annua di 12.000.000 di Franchi). I congiurati si danno al saccheggio.

Solo due giorni dopo, e precisamente la mattina del 9 settembre, ben diecimila armati liberano il Papa a pongono in rotta le schiere dei congiurati.

REGINALDO riesce a fuggire ed a rifugiarsi nel proprio castello inattaccabile ("forte Castell ").

Bonifacio, dopo essere stata portato in trionfo dagli anagnini, torna a Roma il 25 settembre, scortato da 40 lance.

(Questa cronaca è tratta dalla relazione di un testimone oculare titolata "Relatio de Bonifacio VIII capto et liberato" riportata nel Monumenta Germanica Historica del Perete e confermata da un’altra testimonianza scoperta da Paolo Fournier).

Dunque, questo fatto, che si svolge come le sequenze di un film, segna un momento importantissimo a fondamentale nella storia del mondo occidentale, e REGINALDO da Supino, anche se inconsciamente, ne è protagonista assoluto: il suo "schiaffo" metaforicamente, segna l'umiliazione a l'eclisse del papato. Cade definitivamente il sogno pontificio del dominium mundi nelle mani del re di Francia Filippo il Bello ed il papa diventerà soltanto un pontefice avignonese sotto l'influenza della monarchia francese.

Ma torniamo alle vicende! Dopo la morte di Bonifacio VIII, avvenuta di li a breve, il suo successore, Benedetto XI, ordina, con una bolla, la restituzione di tutti i beni (oggetti, oro e documenti) rubati dai congiurati. Non avendo avuto riscontro tale ordine, provvede a scomunicarli.

Il processo

I Caetani, intanto, vogliono che si celebri in fretta un processo soprattutto nei confronti di REGINALDO Conte di Supine a di tutti gli altri congiurati.

Dunque, tale processo viene svolto. In particolare esso viene redatto dal marchese Ranieri di Viterbo a viene iscritto nello stato statuto di Anagni con titolo "De poena proditorum Bonae meToriae Bonifacii papae octavii”. Le conclusioni della causa è che vengono banditi ed esiliati in perpetuo dalla città a dal distretto di Anagni, tra gli altri, Balduino e Stefano Conti "fratelli figliuoli" a RINALDO (di Supino) a RINALDO Conti di Supino a suo figliuolo Roberto. A loro sono confiscati tutti i beni "sotto pena the se un giorno avessero a cadere (essi e i loro eredi) come che sia nelle mani del podestà di Anagni fosse loro mozza la testa".

Questo processo, come detto, su forte pressione dei Caetani, viene dunque solennemente celebrate prima del 6 novembre 1303, subito dopo l’attentato, cioè, e quando ancora non è stato eletto il nuovo papa (dopo la morte di Bonifacio).

Un nuovo processo viene celebrato dopo l'elezione del nuovo papa Benedetto XI, ma il risultato non cambia: RINALDO da Supino ed il figliolo Roberto vengono nuovamente scomunicati.

Rinaldo, che risulta essere anche "signore di Sperlonca", per difendersi dai Caetani (i quali, nel frattempo, hanno assoldato 300 lance della Catalogna, "gente ardita e feroce"), forma con i signori di Alatri, Fumone, Ceccano a Ferentino, la cosiddetta "Lega di Alatri" in data 26.8.1304.

Dopo alterne vicende, alla morte di Benedetto XI (avvenuta forse per avvelenamento) viene eletto papa Bertando da Goth che prende il nome di Clemente V. Il papato si sposta in Francia ad Avignone: torna a rifulgere la stella di RAINALDO il quale viene assolto da ogni reato commesso.

In particolare, pregato dal re Filippo,: papa Clemente, con bolla solenne del 20.4.1312, da Avignone concede una generale amnistia, assolvendo, fra gli altri, "REGINALDO di Supino ed i di lui Figliuoli Tommaso e Roberto Conti.

Tuttavia, per Guglielmo di Nogueret, RINALDO da Supino, Pietro di Genazzano e Stefano Picalotti l’amnistia è concessa al patto che essi si rechino a combattere in Palestina gli infedeli ed al ritorno facciano visita espiatoria ai più celebri santuari della Francia a della Spagna.

Con altra bolla, in pari data, il papa Clemente ordina specificatamente a RINALDO Conti di Supino "di giurare pace ………… ".

Le specificità delle bolle richiamate - rivolte, come su riferito, dalla Francia dal Papa a RAINALDO (il quale, come detto; era anche signore delle terre di Sperlonca) - ci inducono a ritenere che questo personaggio fosse di primissima grandezza a di primaria forza nel momento storico in esame a ci inducono a ritenere, altresì , che il castello di Supino avesse all’epoca un'importanza notevolissima.

Proseguono intanto le lotte fra i Caetani ed i Colonna (frà i quali i Conti di Supino) fino a quando, nel 1339, Giovanni Castani, Nicolò Caetani e Nicolò Conti di Monteportivo fingono di volere la pace con i signori di Ceccano, di Supino a di Valmontone. Per la qual cosa li convengono In Anagni a banchetto. Quivi, come in un racconco del Macchiavelli, al levar delle mense li assaltano a tradimento a li uccidono.

Da questo memento sembra spegnersi la stella dei Conti di Supino.

Le considerazioni

La cronaca storica sopra riportata ci induce ad alcune riflessioni:

come innanzi rilevato,RINALDO (o RAINALDO o REGINALDO) è personaggio di primissima grandezza nel 1300. Egli è anche signore di "Sperlonca" ed ha rapporti diretti con il Papato a la Monarchia francese. Il suo castello di Supino, tenuto conto di come è costruito (: su un altissimo fossato naturale a Nord-Est) e di come è fortificato (: torri a Sud ed un altissimo muraglione ad Ovest) è praticamente inespugnabile. Già a suo tempo il Papa Onorio II è stato respinto nell'assalto con molto disonore ("Dedecore") nel 1127.

La forza di RAINALDO (o meglio della famiglia "Conti di Supino") si ricollega a quella del suo altrettanto famoso predecessore Tommaso "signore di Supino", il quale anni prima aveva, insieme con altri, formato una lega ghibellina che in breve si era estesa e radicata in tutto il Lazio ed a causa della quale aveva subito un altrettanto importante processo (che ci riserviamo di analizzare in altra occasione).

L’altro rilievo che riteniamo di evidenziare, in riferimento al Processo svolto, è che allora, come ora, i processi venivano celebrati, ovviamente, dai vincitori nel confronti dei vinti (ci verrebbe da richiamare il "Vae victis" rivolto da Brenno ai Romani sconfitti,i quali cercavano di venire a patti con il vincitore).

Ed ancora: allora, come ora, le sentenze erano definitive, ma solo sulla carta, se è vero che, col mutare delle situazioni storiche e politiche, attraverso gli strumenti delle amnistie a degli indulti, gli imputati condannati potevano (e possono) essere tranquillamente riabilitati.

Le vicende del nostro concittadino RAINALDO, in quest’ottica, sono emblematiche.
(avv. Elio Torriero)


 
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