Munnopazzo di Devio Barletta - supino

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Munnopazzo di Devio Barletta


MUNNO PAZZO

Accommo si cagnato munno pazzo!

'Na 'ota giuchemo a pirupulocca,

a mazze i lippi, a Girolomo iescia sulo,

ficchemo gliu zippo a n'culo alla firufuzzella,

faciemo a nascunnarella

partenno da "Ciccamagna" lu barchette du carta

mettemo lu rete a gli passarotti

allu 'rotte la "Puzzolana"

aspettemo la serata la tuana pu rappinicasse

alla coda ranturcigliata dugliu porco

s'attrippemo du pulenta, vallini, callaroste

I lu curie caccenno, la lampa.....

Addurenno du cuntentezza!

Su festeggeva la nascita du Catallo

su purteva gliu rucunzolo pu Zì Peppo

a camposanto puffino gli fiuri finti

tenenno gliu prufumo!

Mò nù n'zù capiscia più gnente!!!

Magnimo l'anzalata "cernobilla"

bevimo lu vino "metanolo

cu 'na nottata crescia gliu carciofo

I s'addricca gliu citrolo.

Munno Pazzo..... quanta zzazzauglia!!!

Ma si proprio campanaro

nu' n'zenti ca la gente taruglia?


" a stù Munno Pazzo che imo pettinicchienne
ghiudamo gl'occhi I appilamese lu recchie"
Commento su "Munno Pazzo"

di DEVIO BARLETTA

(1)

Apprezzamento critico generale della poesia con riferimento al lessico vernacolo.
Un'escalamativa ed ardua sentenza dall'inizio della Poesia ci fà subito consapevoli dello stato d'animo del poeta. Il mondo è cosi cambiato per il peggio che lui sente di non farci più parte. Infatti, per lui, il mondo è diventato pazzo. Quindi egli contrappone al presente "munno pazzo" una rievocazione malinconica e nostalgica del senso di naturalezza, spontaneità e fraterna amicizia, come ad esempio "su purteva gliu rucunzolo pu Zi Peppo", della comunità supinese con attività di adulti e giuochi di ragazzi. Il giuoco che merita un richiamo più degli altri, poichè se non si è supinesi non si potrà certo comprenderlo, è "Girolomo iescia sulo". Se ci atteniamo solamente al significato di questa frase in se stessa è del tutto insufficiente per spiegare il giuoco nella sua interezza. Non solamente Girolomo può uscire solo, ma a volte con tutta la sacra famiglia;ed a volte può anche inviare fuori solamente uno dei figli. Quindi il significato della frase richiede più d'una spiegazione. Riguardo ad altri giuochi, attività e luoghi si possono apprezzare con meno difficoltà rispetto alla lingua vernacola e partecipare a quel senso di "contentezza" che da loro emerge. Inoltre, la ricordanza religiosa più importante è quella della festa "du Catallo". Ora a questa pratica e salubre vita del paese, o analogicamente a quel "Sabato del Viallaggio" Leopardiano in vernacolo dove si sente nell'aria un brusio allegro per l'animazione di attività e giuochi, e dove il camposanto di Supino "puffino gli fiuri finti tenenno gliu prufumo!", il poeta contrappone il mondo d'oggi. Lo descrive come una Babilonia, una confusione in tal maniera che tutti i valori Supinesi che umani sono stati corrotti, travisati e degenerati. Questo stato deplorevole e smisurato è espresso con la parola "zzazzauglia".


(2)

Critica della "zzazzauglia" in relazione al tutto della poesia

A questo punto vorrei mettere in evidenza che questa parola "zzazzauglia" compresa in tutti i suoi aspetti, è per me il tema centrale della poesia. Quindi mi concentrerò sul suo significato poichè porterà alla luce dei concetti fondamentali della forma mentis del poeta. Il significato vernacolo di questa "zzazzauglia" è così tanto espressivo e vasto che implica molte e diverse sfumature (nuances). Io mi accingo solamente a due per il nostro proposito:

a) Confusione di linguaggio, come la vecchia Babilonia della Genesi dove diversi linguaggi erano parlati e la gente non si capiva frà loro; e quindi sorgeva un problema di relazioni. Questo miscuglio di lingue diverse è un problema comprensibile sia per il Supinese e soprattutto per l'emigrante in terre straniere. Per il primo si osserva solamente la differenza tra il dialetto di Supino e quello di Morolo, e si noterà come un problema di relazioni può avvenire a causa di un fraintendimento. Ma il problema diventa molto più gravoso e difficile per l'emigrante quando gli si presenta l'ostacolo di capire una lingua completamente differente, come l'inglese o il tedesco. Questa difficoltà subito aliena l'emigrante, e quindi è dovuto a fare un grandissimo sforzo, cioè di capire un linguaggio nella sua complessità ed un nuovo modo di esprimersi. Una volta che cio si avvera egli s'integra con la nuova cultura. Quindi, in questo caso, sia per il Supinese che l'emigrante c'è speranza di risolvere la Babilonia o la "zzazzauglia" poichè non appena il miscuglio è chiaro sia il Supinese che l'emigrante comincia ad integrarsi con gli altri ed a condividere la sua cultura.

b) ora la seconda sfumatura dove io credo indubbiamente che per il poeta non c'è speranza affatto. In questo caso la "zzazzauglia" non è solamente una Babilonia, ma un'infima melma dove i Supinesi ed il resto del mondo vivono oggi in un modo snaturato, smoderato, smisurato, degenerato e cosi via in una parola, è un modo di vivere contro natura. Qui la gente non solamente ha perduto il ben dell'intelletto, ma il ben di vivere con naturalezza, spontaneità ed amicizia.. Questo modo di vivere analogicamente fà eco o richiama al pantano, alla livide palude, alla Stige o "zzazzauglia" dantesca dove gli spiriti peccaminosi, in uno stagno fangoso, a causa dei suoi difetti d'animo come l'ira, l'invidia, l'ingordigia etc., si percuotono "non pur con mano, ma con la testa e col petto e coi piedi, troncandosi cò denti a brano a brano"(Inferno Canto VII verso 114-115). Ora lo stato deplorevole della "zzazzauglia" è dovuto, secondo il nostro poeta, ad un progresso che crea conflitti d'interesse e che, a sua volta, producono uno smisurato comportamento biasimevole, come l'ingordigia, l'avarizia, l'egoismo, l'inimicizia e l'iniquità. Io vorrei rimettere in luce solamente uno di questi biasimevoli difetti d'animo, cioè quello dell'egoismo in rapporto al progresso, poichè è il più fondamentale e se si vince c'è la possibilità di ritornare ad il ben dell'amore e della giustizia. Il difetto gravoso dell'egoismo, in consonanza con il poeta romanesco, Trilusssa, rende l'uomo inferiore agli stessi animali - come l'uomo che voleva mostrare la pietà cristiana, invece di strillare-Povera pecora!-strillò:-Povera lana!- Questo bestiale egoismo dell'uomo non potrà mai portare un progresso di bene ma soltanto una lotta continua di interessi al punto tale di distruggere non solamente i valori umani, ma di rendere l'uomo homini lupus. A questo punto se si aggiunge al male dell'egoismo gli altri mali perversi di carattere e sociali, come la droga, cibo artificiale, ingiustizie sociali e politiche, si noterà che questi mali ci conducono ad una "zzazzauglia di mali che non ci si capisce più nulla. Qui il poeta suggerisce che questi mali o "zzazzauglia" hanno afflitto non soltanto il microcosmo Supinese, ma tutto il mondo; anche l'America è afflitta da una grande "zzazzauglia", come pure le altre nazioni; e dunque segue l'esclamazione biasimevole del poeta: "Munno pazzo.... quanta zazzauglia!"Il mondo, cioè la terra, è diventata come dice Giovanni Pascoli nella sua poesia 10 Agosto, San Lorenzo: "un atomo opaco del male"; atomo opaco perchè la terra non solo non ha luce propria, ma soprattutto perchè è oscurata dalle umane iniquità ed egoismo. Quindi l'espressione "Ma si proprio campanaro....", ci sprona verso la voce o il risveglio della coscienza affinchè potesse farci ravvedere e ritornare alla via del bene dell'umanità e non più a tirar l'acqua al proprio mulino. E le frasi: "la 'nzalata CERNOBILLA,.... lu vino metanolo e cu 'na nottata crescia gliu carciofo....", che riflettono, per il poeta, il progresso moderno imperniato nell'interesse proprio, riflettono invece, per lui, una vita artificiosa e decadente. Dunque, per me lettore, il primo senso morale della poesia, che poi è concetto Mazziniano sull'Educazione, è questo: l'evoluzione, il progresso, l'istruzione, etc., possono essere sorgente di bene e di male, a seconda delle intenzioni con le quali si adoperano; consacrate al progresso di tutti sono mezzi d'incivilimento e di libertà, ma rivolte all'utile proprio, cioè all'egoismo, diventano uno strumento di tirannide e di corruttela. Questa riflessione quindi, suggerisce che il progresso e l'evoluzione dev'essere uno strumento di bene e non di male perchè in caso contrario è da benedirsi la beata ed ingenua ignoranza; e quindi, in questo caso, segue lu curie..... Addurenno du cuntentezza!".


Conclusione


Come già si è detto sopra, a quella "zzazzauglia" d'oggi, o a quei mali perversi che ci affliggono oggi, il poeta crede che ci sia nessuna speranza per un riparo. Però anche se l'autore intenzionalmente sembri di sostenere questa posizione triste, pessimistica e senza rimedio, io credo che, anche l'autore stesso, non può negarci che, se il lettore comprende veramente il contenuto della poesia, è tenuto letteralmente e moralmente a chiedersi se c'è speranza di rimedio per lui in questa "zzazzauglia", cioè a dire, il lettore Supinese, o l'emigrante Supinese in terre lontane che sente l'amore per il bene del paese natio, diventando conscio del problema della "zzazzauglia", dovrebbe dedurne l'aforismo etico che è forse l'unica soluzione volontaria per redimersi con gli altri da quello stato di progresso corrotto, smisurato ed al disotto della specie animale. Dunque, per me, soltanto emergendo da questo stato egoista, artificioso, snaturato, e senza l'uso della ragione, noi lettori, da ben pensanti, possiamo ritornare a vivere non come bruti, ma con virtù sapienza pratica e contentezza, anche se il poeta è del tutto convinto che tale raggiungimento è impossibile. Infatti, noi lettori, emigranti e Supinesi siamo esortati da questa esposizione di un caotico "munno pazzo" che ci ha condotti alla più squallida confusione o "zzazzauglia" politica, morale e sociale a riprendere le redini del senno, il ben dell'intelletto, facendo in ogni modo possibile ricredere il poeta esasperato e pessimista. Se noi Supinesi ed emigranti Supinesi raggiungiamo questa meta, dove il progresso moderno e l'evoluzione non sono necessariamente in conflitto con l'evocazione della naturalezza della "piripulocca", "nascunnarella" e "firufuzzella", ma una continuazione culturale tramandata ai nostri figli come un'esperienza di fratellanza, di comunità amichevole, di spontaneità, di un tipico ed autentico sviluppo culturale di un paesotto ciociaro, tutto potrebbe ritornare ad "Addorà du cuntentezza". Questa, in mia umile e sincera opinione, è la morale centrale da derivare dal "taruglio" esortativo inquieto e giusto di Devio Barletta, e non dalla gente "campanara".

Con sincerità e rispetto

sempre

Prof Francesco Boni

 
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