Giovanna D'Aragona - supino

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Giovanna D'Aragona


GLI STATUTI DI SUPINO E GIOVANNA D’ARAGONA
Ritratto di Giovanna D'Aragona di Rafaello Sanzio conservato al museo del Louvre.
Ritratto di Giovanna D'Aragona
Giovanna d'aragona ho gia detto, in un mio precedente commento, che gli Statuti del Castello di Supino, a differenza di quelli delle cittadine del Lazio (Anagni e Ferentino per esempio), le quali presentano una struttura “comunale”non sono ordinamenti di libertà e di garanzie per i cittadini, ma sono piuttosto veri e propri regolamenti volti a mantenere una situazione di ordine intero.Questa deve garantire il più possibile tranquillità e quiescenza “Padrone”.Il “Padrone”, infatti,in un momento storico caratterizzato da un vero e proprio “fervore” delle masse, ha interesse a che la struttura normativa e organizzativa del Castrum resti il più possibile immutabile e ferma, secondo una concezione che potremmo dire “medievale” del potere. In questa prospettiva si spiega, quindi, la norma finale del corpus (“aggiunta”), la quale addirittura impedisce ai cittadini di Supino di vendere a “persone forestiere” le proprie cose o le loro terre. E si spiega, altresì, la norma che riserva al dominus , in ogni caso la possibilità di irrogare secondo il proprio “arbitrio”, pene diverse.

Dunque, per questo mio ulteriore approfondimento, mi piace prendere,nuovamente, come riferimento la nuova R.XII del primo libro, la quale, vorrei dire clamorosamente codifica la diversità delle persone davanti alla legge. Essa recita: “Poiché, come,si dice anche nell ‘ Inferno si fa la ripartizione delle persone,tanto piu dunque,essa è da farsi sulla terra;e poiche molto spesso capiterà di esaminare persone e donne distinte ecc. ....”.(!) Sembra veramente incredibile che in un corpus legislativo possa esistere una tale norma!. Segue una serie di articoli a tutela delle persone di “ buona reputazione” rispetto a quelle di basse rango.

La precitata codificazione, comunque, trova un ulteriore limite nell’ “arbitrio del Padrone”. Nel libro IIR.VIII ( “Della pena di chi percuote qualcuno con le armi”) per esempio, si legge che il reo “….sia bastonato nudo attraverso tutto il Castello di Supino e sia punito con altre pene più gravi, ad arbitrio dell’ Ill.mo Padrone…….”.

Ovvero (R.XVIII) si legge chi chi “ avrà violentato qualche fanciullo sia punito con la morte” o con altri supplizi “ad arbitrio del Padrone”.

Dell”arbitrio del Padrone” si fa menzione formalmente anche in riferimento alla pena da comminare a chi incita il popolo al tumulto “gridando alle armi, alle armi!”,al ricettatore, “a coloro che spingono le femmine a compiere il male contro il proprio onore”, a coloro che devono essere puniti per casi non specificamente previsti negli Statuti ed in altre norme di carattere penale successive.

Ricordo, da ultimo, che il Castello, per il “Padrone”, è un luogo importante di difesa, la cui struttura deve rimanere, per quanto possibile, funzionale allo scopo.

Si spiega così il significato della norma R.XXXVII del libro IV, la quale, se non considerata nella prospettiva di cui sopra, potrebbe apparire singolare. Essa, infatti, stabilisce che, nel caso di ristrutturazione di una casa andata distrutta per un incendio, ogni persona di Supino, “per focolare” ( cioè una persona per famiglia), ha l’obbligo di prestare favore al proprietario una giornata di lavoro.

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Circa la sopra menzionata struttura del castello, nelle norme in esame si parla di piu volte della porta (al singolare) e del ponte.

Dobbiamo immaginare, dunque, una porta principale di accesso al Castello, la quale propenderei ritenere allocata nel punto in cui attualmente la cinta delle vecchie mura appare interrotta; per intenderci nel posto in cui è ore il Monumento ai Caduti. E dobbiamo altresì pensare ad un ponte (forse lavatoio, come ritiene il prof. Gioacchino Giammaria), il quale permetteva di superare il fossato naturale posto alla base della roccia.

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GIOVANNA D’ARAGONA COLONNA “IL PADONE DEL CASTELLO”.

Chi di noi non conosce e non è rimasto affascinato dal Castello Aragonese di Ischia?.Esso si staglia sul mare, ancora imponente nella sua bellezza.È qui che nasce nel 1502 Giovanna D’Aragona, “duchessa di Supino e di Tagliacozzo”. La “Padrona del Castello di Supino” dunque, è un personaggio di primaria grandezza. Appartiene, infatti, ad una casa reale per un ramo, in qualche modo, illegittimo.é pronipote del grande Alfonso di Aragona e si trova ad essere al tempo stesso la nipote e la cugina per affinità di Giovanni II di Aragona regina di Napoli;è inoltre di illustre discendenza per sua madre,Castellana di Cardona, e diventa, coh il matrimonio con Ascanio Colonna, duca di Paliano, cognata di vittoria.

“Bellissima, ma fredda “ hanno detto di lei gli storici, ovvero “Giovanna superava tutti gli altri in bellezza….”

Di lei tuttavia si disse anche che fu una donna sfortunata, perché, benché “dotata di naturale bellezza ed alto linguaggio, delle fortune e della buona sorte, di un onorevole matrimonio era, nel fiore dell’età e nel suo piu grande splendore, poco considerata da suo marito”. A causa di dissidi con quest’ultimo, Ascanio Colonna, -vero padrone del Castrum Supini e noto anche per aver esercitato pratiche di magia,- nel 1536, Giovanna d’Aragona pregò l’imperatore, a Marino(dove era anche Vittoria Colonna), di darle i mezzi per vivere separata da suo marito.Ricevette tremila scudi annui. Ascanio partì per la Lombardia, ed ella , fingendo di andare ai bagni di Pozzuoli,”con tutti i beni di Ascanio, la famiglia ed i bambini, si porta ad Ischia, mantre la marchesa Del Vasto parte per la Lombardia”; poi, per volontà imperiale, va a Castel dell’Ovo. Il 10 aprile 1541, tuttavia, durante l’assedio di Paliano, mentre la terribile lotta tra Ascanio e Paolo III, a proposito della tassa sul sale, si avvia alla sua conclusione, è da Ischia che Giovanna, tramite il vescovo dell’isola, scrive al Papa, esprimendo dei sentimenti analoghi a quelli che si trovano in due sonetti di Vittoria inviati allora al Pontefice.Degna del fiero coraggio delle sue due parenti Vittoria e Costanza, riunì anch’ella armi e uomini, e vendette dei gioielli per la difesa di Paliano.il castello aragonese di ischia

Questo è il passaggio essenziale della sua lettera:Castello Aragonese ad Ischia

“Chi serà pio, che serà misericordioso, se la pietà e misericordiosa non si trovasse in lo erede e legittimo possessor delle sacrosante e divine chiavi del tanto giusto e buon primo pastor SanPietro, e che deve mostrar agli altri con vivi esempii l’umiltà e la clemenza di Cristo, per esser lui perfetto gonfaloniere di quello. Deh! Basti a Sua Santità, per il mio nome e virtù di Gesù la supplico, avere dimostrato gia che mal può replicare il suddito con il suo signore; né gli piaccia di permettere che si sparga piu sangue delle pecorelle, delle quali Sua Santità ne è vero pastore, ricordevole di quelle divine parole, castigati e nonmortificati.La fiducia mia gli è tanto appresso di sua Beatitudine che, quando questa invasione non dipendesse della giustissima mente e potentissimo braccio della Santità Sua, che, come là, così ancor la subito togliere, ma dipendesse da altri parentadi del mondo che seriano inferiori alla Santità Sua, spererei fermissimamente tanto in lo presidio ed aiuto suo, che ne li porrebbe, per difficili che fosse, silenzio, e che le cose mie resterebbero inviolate e secure”.

Ricordo anche che Giovanna (la “Padrona”,all’epoca,di noi Supinesi)fu madre del famosissimo Marco Antonio Colonna (nato a Nettuno il 1535): l’eroe di Lepanto.Questi fu, come è noto, al comando della flotta pontificia in quella che è stata definita la più grande battaglia navale della storia e che sancì la definitiva supremazia dell’Occidente europeo sul mondo islamico.

La grandezza di questa donna, “La Duchessa di Supino”, è attestata anche dal fatto che ella, giovanissima, fu addirittura ritratta da Raffaello (probabilmente con la collaborazione del suo allievo Giulio Romano) e che il celebre quadro è attualmente esposto al Museo del Louvre a Parigi.

Avv.Elio Terriero

 
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