Palazzo Balestro - supino

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Palazzo Balestro



Palazzo Balestro
In data 2 giugno 2004, all'interno del "Palazzo Balestro", è stata inaugurata la nuova sede del comune di Supino. Nell'aula consiliare è stata apposta una targa, nella quale si legge: "Oggi 2 giugno 2004 viene inaugurata questa aula consiliare in questo palazzo denominato "Balestro", donato il 7 gennaio 1950 all'ente comunale di assistenza di Supino dalla famiglia Bizzarri. Questa targa marmorea viene posta a ricordo dei donanti Bizzarri La facciata di palazzo BalestroGiovanni, Bizzarri Antonio, Bizzarri Dorina, Bizzarri Teresa, nati a Supino e Bizzarri dottor Ubaldo, Bizzarri Ermelinda, Bizzarri Ada, nati negli USA a New York. Supino 2 giugno 2004. Il Sindaco dott. Antonio Torriero."

La targa suddetta sembrerebbe essere un opportuno riconoscimento da parte dell'Amministrazione Comunale a favore dei donatori. Ben pochi sanno, invece, che la sua apposizione è stato - potremmo dire - "un atto dovuto", come spiegherò appresso. La storia del "Palazzo Balestro", come palazzo comunale, nasce con il contratto rogato il 7 gennaio 1950 (Rep. n.1691 - Rogito n.1075) dal notaio Domenico Seraschi (che potremmo definire il notaio dei supinesi). In virtù di detto rogito (redatto alla presenza, quali testimoni, di Tomei Evangelista, fu Sisto, agricoltore, e di Cerilli Tecla, di Luigi, insegnante), Bianchi Fasani Cesare, fu Paolo, "agiato", quale procuratore di Bizzarri Antonio, Rosina, Teresa, dottor Ubaldo, Ermelinda, Ada di Giovanni, Bianchi Fasni fù Francesco, anch'essi "agiati", tutti domiciliati in New York, "dona irrevocabilmente a scopo di beneficenza all'Ente Comunale di Assistenza di Supino (E.C.A.) la casa di abitazione sita in via d'Italia o via del Montano".

L'E.C.A. a sua volta si impegna a far celebrare:


1) una messa per l'anima di Bizzarri Annunziata il 19 febbraio di ogni anno;

2) una messa per l'anima di Bizzarri Francesco l'11 ottobre di ogni anno;

3) una messa per l'anima di Bizzarri Teresa il 2 novembre di ogni anno;

4) una messa per l'anima di Bizzarri Virginia il 15 ottobre di ogni anno;

5) una messa per le anime nell'ottavario dei defunti.

Le messe dovranno celebrarsi nella cappella gentilizia della famiglia Bizzarri al cimitero.

L'E.C.A. dovrà provvedere alla manutenzione di detta Cappella ed alla imbiancatura della stessa ogni 5 anni.

"L'ente Comunale di Assistenza dovrà inoltre provvedere all'apposizione di un ricordo marmoreo intitolato al nome dei donanti".la targa marmorea posta nella sala consiliare

Dunque all'occhio del giurista, viene in evidenza il fatto che, sicuramente senza essersene resa conto, l'Amministrazione Comunale, con l'apposizione della targa di cui ho fatto cenno innanzi, ha adempiuto ad una precisa clausola (condizione ed onere) prevista e canonizzata nel contratto di donazione de quo, la realizzazione della quale era necessaria per renderlo efficace. Dall'analisi dell'atto, inoltre, risalta, come particolarità, il fatto che i contraenti venivano identificati senza data di nascita ma con la sempliceindicazione della paternità e dell'indirizzo di residenza. Inoltre ai nostri occhi appare veramente singolare la qualifica di "agiati" data ai contraenti. Evidentemente in quei tempi era normale qualificare la propria professione in "agiato" (cioè "campo dugliu meo" , come si diceva a Supino: cioè vivo di rendita).

Al di là dell'aspetto tecnico, ciò che incuriosisce è la denominazione di Palazzo Balestro, dato all'immobile oggetto della donazione, posto che tale appellativo non risulta in alcun punto dell'atto. Dalle mie modeste ricerche, è scaturito che tale denominazione di cui sopra è derivata dal soprannome, quello di "Balestro" che veniva dato al donante Bizzarri Giovanni. Da quanto mi è stato detto, tale soprannome gli proveniva dal fatto che egli camminava con una andatura barcollante, come, appunto, il movimento non uniforme della balestra.

D'altra parte che "Balestro fosse certamente un soprannome supinese è circostanza sicura. In questo senso, infatti ho avuto il riscontro nella lettura de "Il Gran Carnevale dei Soprannomi (Comune della Rava - Senatus Populusque Quiriens Ravenensis)" dell'indimenticato nostro concittadino Nicola Lespi, scritto in Argentina nel lontano 1951. Nella grande sfilata dei gruppi in costume rappresentanti i propri soprannomi, all'ottava fila del quindicesimo gruppo, troviamo gliu Turiceglio, seguono Laurenti e Marteglio, Commendatore e Ciraseglio, Belgiovane e Zibbaccheglio, Balisca e Camardeglio, la Spia e Taccareglio e appunto Balestro, ecc. ecc. .

Altro punto che mi incuriosisce, per completare l'analisi è l'ubicazione del palazzo in "via d'Italia o via del Montano", come si legge nell'atto in esame. Evidentemente nel certificato catastale dell'Ufficio delle imposte di Ferentino "che sarà allegato alla voltura", le strade -che sappiamo essere diverse e distanti fra loro- non erano indicate con chiarezza. L'altra ipotesi è che anticamente il tratto di strada verso piazza dell'Erba -sulla quale affacciava parte del palazzo- fossedenominata via del Montano.

Da ultimo, al di là dell'indagine tecnica, ciò che colpisce, sotto il profilo che vorrei definire "storico", è l'atteggiamento de donanti. Essi costituiscono un nucleo familiare che, trasferendosi negli Stati Uniti, "taglia i ponti" definitivamente con Supino (anche ora di questa "importante" famiglia, a suo tempo proprietaria di una "cappella gentilizia", praticamente non vi è più traccia).

Tuttavia il legame con il paese vuole rimanere fortissimo. Da qui lo spirito di liberalità che porta alla donazione dela propria casa di abitazione in cambio di messe in sufragio e di un loro ricordo (targa) da lasciare vivo nella nostra comunità.

Avv. Elio Torriero


NOTE:

1) LA cappella della famiglia Bizzarri dovrebbe essere quella sita all'ingresso del Cimitero di Supino. Su essa campeggia appunto uno stemma gentilizio.

2) E' suggestivo che nel lontano 1951 Nicola Lespi, appelli "Ravanesi" i cittadini di Supino. Il richiamo della "Rava" (la roccia a strapiombo sul paese), dunque, doveva essere fortissimo.

3) Nello stipite della porta di ingresso del Palazzo, il quale fù edificato fuori le mura di cinta del Paese, è inciso "1897 G.B." (Giovanni Bizzarri).

 
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